Shock culturale e dintorni

“Una parola per descrivere la mia breve esperienza indiana? Estrema.
Estremo il calore che mi invade all’arrivo. Cinque di mattina.
Agli Arrivi dell’Aeroporto Internazionale di Chennai centinaia di persone – uomini soprattutto- aspettano i loro cari. Duecento paia di occhi, tutti su di me. Purtroppo non mi sento una star, ma piccola e indifesa.
Mi torna in mente quel gioco all’aperto dove, a turno, un bambino è L’Uomo Nero, il diverso. Evidentemente, stavolta la parte dell’Uomo Nero tocca a me.
Qualche giono dopo, i bimbi del piccolo villaggio di Killai mi guarderanno con occhi spalancati e piangeranno, correndo sotto il Sari di mamma, proprio perchè sono bianca e parlo una lingua incomprensibile”.

Quando entriamo in contatto con culture diverse dalle nostre, i parametri a cui siamo abituati mutano e può accadere di sentirci persi, disorientati, piccoli, inermi.
Questo tipo di fenomeno si definisce SHOCK CULTURALE e consiste in una serie di risposte emotive determinate dall’esposizione alle influenze di una cultura diversa.
Questa serie di eventi psicologici ed emotivi includono:

  1. Ansia e confusione;
  2. Disorientamento, sospettosità e perplessità;
  3. Un intenso desiderio di essere in un altro luogo.

Si ritiene che il fenomeno sia suddivisibile in 4 fasi:

  1. LUNA DI MIELE: è solitamente la fase iniziale, vi una sensazione di fascinazione generale per tutte le novità che si incontrano nella nuova cultura e si tende a sottovalutare le differenze o i piccoli problemi;
  2. PERIODO DI CRISI: le differenze vengono a galla, l’eccitazione diventa delusione, si va spegnendo il senso di novità e proattività. Si può verificare un vero e proprio un crollo e in alcuni casi le persone diventano aggressive a causa della frustrazione.
  3. FASE DI AGGIUSTAMENTO: è la fase della consapevolezza, quando le persone iniziano a sentirsi in un contesto che diventa più familiare. Lentamente si muta il proprio approccio negativo.
  4. FASE DI ACCETTAZIONE E ADATTAMENTO: si fanno strada nuove visioni e nuovi modi di vivere, le persone si sentono finalmente adattate nel nuovo contesto, prendono parte alle attività sociali e culturali.

Questa interessante suddivisione in fasi è tuttavia puramente indicativa: alcune fasi possono essere saltate e si può facilmente recedere alla fase precedente.
Secondo Peter Adler, piuttosto che essere una malattia per la quale l’adattamento è la cura, lo shock culturale si configura come un’esperienza nella comprensione e nel cambiamento del Sé.
Ed è proprio partendo da questa accezione di comprensione e cambiamento che possiamo sviluppare qualche consiglio pratico da dare a chi sta per intraprendere un percorso (di piacere o di lavoro) in una terra culturalmente diversa da quella di origine.

Cosa possiamo fare quindi, nel concreto, per prepararci ad un viaggio?

  1. Siate ben informati sulla cultura locale. Leggere molto a riguardo prima della partenza, documentatevi su Internet, parlate con persone che già sono state in quel Paese. Più informazioni avrete, più vi sentirete attivi (e informati) protagonisti delle situazioni che starete vivendo e non meri e passivi spettatori.
  2. Mettete in conto che alcuni sentimenti di ansia, stordimento e perplessità fanno parte di un normale processo di adattamento. Se già partite con questa consapevolezza, sarà più facile riconoscere ed affrontare nel modo più adeguato le eventuali difficoltà.
  3. Tenete un diario: la stesura su carta delle importanti esperienze che vivrete vi aiuterà a dare significato a quello che provate. E’ un ottimo modo per fissare memorie ed elaborare emozioni.
  4. Abbiate con voi piccoli oggetti che vi ricordano la vostra casa, le vostre amicizie, le vostre origini. E un buon libro in italiano.
  5. Se è un viaggio di piacere, ponderate l’idea di viaggiare con un amico. Alcune persone preferiscono viaggiare da sole o non hanno un amico che li possa accompagnare in quella particolare vacanza, ma ritengo che un viaggio in terre culturalmente diverse dalle nostre possa essere più semplice condividendo con qualcuno le scoperte e le delusioni. Esistono anche alcuni siti internet dedicati a far conoscere persone che vogliano condividere un viaggio assieme.
  6. Siate clementi con voi stessi e mettete in conto di poter cambiare i vostri piani originari. Non obbligatevi a stare in un posto o con persone che non fanno per voi. Se non vi sentite a vostro agio, cambiate. Un viaggio non si deve trasformare in una sofferenza, è un percorso di scoperta di due mondi: quello che possiamo sperimentare coi sensi e quello che possiamo vedere col cuore.


BIBLIOGRAFIA:
Adler P. (1975), The Transitional Experience: an Alternative View of the Cultural Shock”, Journal of Humanistic Psychology, Vol. 15(4), 13-23.
Gianfaldoni Serena (a cura di) (2014) Lessico Interculturale, Franco Angeli Editore.
Ward C., Bochner S., Furnham A. (2001), Psychology of Culture Shock, Routledge Edition.

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